Johnny Depp alla Berlinale per i giovani: "Non perdete tempo con le cose a cui non tenete"

È un grande ritorno, quello di Johnny Depp. Il divo porta alla Berlinale 'Minamata', un film di denuncia convenzionale ma su una storia potentissima, in cui consegna una grande interpretazione nei panni del famoso fotografo di guerra W. Eugene Smith. Diretto da Andrew Levitas, 'Minamata' prende il nome dal paese in Giappone dove nel 1971 la popolazione fu affetta da una malattia che creava danni irreversibili e deformità a causa dell’avvelenamento di mercurio da parte di una potente società che scaricava nelle acque in cui pescavano gli abitanti. Nel cast ci sono anche Hiroyuki Sanada, Minami, Bill Nighy e Jun Kunimura. Depp, camicia a scacchi bianchi e marroni, cappello a tesa larga recupera tutto il suo fascino, nel film invece è irriconoscibile: invecchiato, stanco, barba e capelli ricci, un’interpretazione misurata e toccante di un uomo allo sbando che trova senso nella sua vita (troverà anche l’amore) schierandosi dalla parte dei deboli e pagandone anche le conseguenze. "Ho sempre sentito uno strano fascino nei confronti di Smith e della sua fotografia, e ancor di più quando ho studiato la sua vita e compreso ciò che aveva vissuto, sperimentato e anche sacrificato. E per quanto si è dedicato a queste persone". Racconta di quando ha scoperto della storia di Minamata: "Mi sembrava un incubo, era per me impossibile credere che qualcosa di così orribile non solo fosse accaduto ma che nessuno avesse fatto nulla". Depp è anche produttore e il grande motore del film del film “era una storia scioccante e pensavo che avesse bisogno di essere raccontata, il cinema è arte e potere e devi essere onesto, usare il potere con onestà e mettere un riflettore su quel che è accaduto e continua ancora ad accadere”. Risponde alla questione, lanciata ieri dal presidente di giuria Jeremy Irons, sulla responsabilità politica che accompagna gli attori. "Tutte le persone, tutti noi, affrontiamo problemi di grandi dimensioni, monoliti che capitano nella nostra vita. I piccoli però possono avere un potere anche di fronte a questioni gigantesche, ambientali, sociali o politiche; Bisogna iniziare a scheggiare, e unirsi tutti insieme e continuare fino a che l’edificio non verrà abbattuto, il problema risolto. Noi siamo granelli di polvere; noi siamo i piccoli". A chi gli chiede se farà ancora il regista dopo 'The Brave' dice "è stata una grande lezione per me, non succederà più di fare l’attore e il regista sono cose che vanno separate e di sicuro come regista non mi ingaggerei". È un grande fan della fotografia: "Mi piacciono i maestri ma anche fotografi sconosciuti, a foto che preferisco è quella che cattura per caso un momento importante, questo lo trovo molto affascinante". Ma soprattutto spera nei giovani: "Guardo a questi bambini che stanno per crescere, sono sulla buona strada per impadronirsi del potere e mostrano molta più cura. Si mettono a disposizione senza pensare al tornaconto personale. Formano dei gruppi e lottano per le cose importanti. Vogliono lasciare qualcosa di buono alle generazioni future".
 
Intervista di Arianna Finos
Servizio di Nicola Roumeliotis
 

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