Nessuno si salva da solo, 20 anni dopo la grande alluvione di Pordenone | Il documentario

Gaetano Solarino, presidente dell'Associazione Gommonauti di Pordenone, entra nella sede a pochi passi dal fiume Noncello e recupera dai vecchi cassetti vari deplian di foto scattate nel 2002. "Guarda, c'è ancora il segno dell'acqua sporca di catrame" racconta mentre mostra le immagini dell'alluvione che travolse Pordenone. Oggi è difficile ci siano questi ricordi materiali da sfogliare: grazie ai cellulari e ai nuovi mezzi tecnologici ogni fatto oggi è raccontato nel dettaglio in ogni forma e modo. Vent'anni fa invece c'erano solo le macchine fotografiche e le immagini di quei giorni sono tutte raccolte grazie agli scatti che vennero fatti dopo il disastro. "Ogni volta che passo davanti all'argine butto sempre un occhio" dice sorridendo il sindaco di allora Sergio Bolzonello. "Avevo appena 40 anni, e mai ci saremmo aspettati che la piena arrivasse a questi livelli". L'ex primo cittadino ricorda quando con i soccorritori giravano a bordo del gommone col megafono per le case, che allora parevano isole disperse in mezzo a un lago, ad urlare ai cittadini di salire ai piani alti e rassicurare le persone. A fianco a lui Stefano Zanut, oggi vice dirigente dei Vigili del Fuoco di Pordenone che ricorda ancora la furia dell'acqua che travolse alcune delle sue squadre impegnate nei soccorsi. "Dopo la frastornante esondazione ricordo ancora il silenzio. Gli unici rumori che arrivavano erano gli scoppi delle cabine telefoniche invase dall'acqua, il resto era un'atmosfera tombale". Non ci fu nessun morto quell'anno, ed è per questo che la serata di lunedì 28 novembre al teatro Verdi di Pordenone, il Comune ed il Messaggero Veneto hanno chiamato l'evento da loro organizzato “Pordenone 2002-2022 - Nessuno si salva da solo” per sottolineare come grazie alla collaborazione unanime di tutta la comunità il tragico evento alluvionale non contò nessuna vittima.

Di Daniele Alberti
A cura di Martina Milia

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