"Mio figlio ucciso per errore dai clan", così il dolore di Lella Fazio è diventato un monologo

Il 12 luglio del 2001 è cambiata per sempre la storia di una famiglia. E di Bari. Il giovane Michele Fazio rimane ucciso a 16 anni da un proiettile vagante nelle strade della città vecchia. Una vittima innocente di mafia, in un episodio di cronaca che ha sconvolto la storia recente. Da quella disperazione Pinuccio e Lella Fazio, i genitori di Michele, troveranno il motivo per diventare testimoni di uno straordinario esempio di antimafia sociale che prosegue da allora: in tutti gli incontri nelle scuole, nelle associazioni e nelle manifestazioni continuano a portare la loro esperienza e la voglia di non chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie, la droga e la criminalità. Rimanendo a Bari vecchia. L'urlo di dolore si trasforma in affermazione. "Stoc Ddò - Io sto qua" è il titolo di un monologo scritto da Osvaldo Capraro, prodotto da Meridiani perduti e diretto e interpretato da Sara Bevilacqua, impegnata sul palco nei panni di Lella Fazio, e unita alla famiglia dall'incontro favorito da Francesco Minervini. Un racconto in prima persona dalla sua infanzia ai giorni nostri. Dalla tragedia al vigore di un ruolo centrale nella società, una trasformazione mossa dal perdono. Questo è l'incontro tra Lella e la sua interprete, in casa Fazio. Anche se il teatro è stato fermato dal più recente dpcm per contenere i contagi da covid-19, l'arte del loro modello resta intatta
 
di Gianvito Rutigliano e Antonella Gaeta

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