Le voci di pazienti e medici nel Covid hospital in Fiera a Bari: "Qui si intrecciano paura e speranza"

I dubbi, le polemiche, gli allarmi. La maxi struttura ospedaliera covid costruita nella Fiera del Levante di Bari e gestita dal policlinico ha creato tanta discussione. Ma col tempo è diventata un punto di riferimento per la cura dei pazienti, soprattutto grazie alle ultime tecnologie e la multidisciplinarietà dei professionisti impegnati quotidianamente. E al fattore umano di medici, infermieri, tecnici e oss. “Dal 17 marzo abbiamo curato più di 250 pazienti. - racconta Loreto Gesualdo, direttore del reparto nefrologia e presidente della scuola di medicina dell’università di Bari - Ci sono 152 posti letto e 2 postazioni chirurgiche. La scorsa settimana abbiamo raggiunto i 130 ricoverati e ora tutti i moduli sono pieni tranne uno di intensiva a metà e una di semi intensiva. Abbiamo altri 20 posti disponibili”. La paura negli occhi di pazienti e professionisti, alcuni al primo incarico, si mescolano alla speranza. I nomi scritti sulle tute per farsi riconoscere dai malati e le videochiamate con i parenti restituiscono un senso di familiarità, nonostante il momento di difficoltà. ”La pressione in terapia intensiva è stata notevolissima soprattutto intorno a Pasqua - spiega Giuseppe Columbo, rianimatore e anestesista - E abbiamo dovuto aprire altri nuovi posti letto, anche perché l’età si è abbassata molto”. Siamo entrati per guardare da vicino il loro lavoro nel nuovo ospedale - Il precedente: viaggio nel reparto Covid a Bari
 
di Daniele Leuzzi e Gianvito Rutigliano

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