Congo, la disperazione di parenti e amici del carabiniere ucciso: "Non si può morire così"

Un continuo via vai di parenti, amici, colleghi, vicini di casa o semplici conoscenti. L'abitazione in cui abitano i genitori di Vittorio Iacovacci, il carabiniere ucciso in Congo insieme all'ambasciatore italiano Luca Attanasio, è la meta di moltissimi abitanti di Capocroce, frazione del comune di Sonnino, nel basso Lazio. "Vittorio era indescrivibile, un ragazzo pieno di vita - dice Benedetto Iacovacci, cugine del padre del militare -. Non si può morire a trent'anni". Il giudizio è unanime. "Una bravissima persona", ripetono i conoscenti. Iacovacci stava per finire la sua missione in Congo e a breve sarebbe tornato proprio in paese, dove era in costruzione una casa al fianco di quella dei genitori in cui si sarebbe trasferito insieme alla fidanzata. "Si sarebbe dovuto sposare durante l'estate", conclude un vicino.

 

di Francesco Giovannetti

Gli altri video di Cronaca